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UNA tragedia: Suicida il capo dei vigili urbani,
comandante

Francesco Russo si è ucciso in ufficio con la sua pistola.
Si indaga sul biglietto d'addio lasciato dal comandante

LECCE — Si è suicidato nel suo ufficio, presso il Comune di Cutrofiano, Francesco Russo, 53 anni, tenente e comandante della polizia municipale del piccolo centro nel sud Salento. Russo, sposato con due figli, si è ucciso sparandosi un colpo alla testa con la sua pistola d’ordinanza. Secondo la ricostruzione dei fatti il suicidio è avvenuto ieri mattina all’alba. E’ stato un collega della vittima, il maresciallo Antonio Campa, ad accorgersi per primo della morte del comandante.

IL RACCONTO DEL COLLEGA - Erano da poco passate le 7.15 quando Campa è arrivato, con altri due colleghi, presso il comando dei vigili urbani per prendere servizio. L’uomo ha subito notato che la porta dell’ufficio di Russo era aperta e si è affacciato per salutarlo. Pochi istanti dopo è avvenuta la tragica scoperta: un’immagine difficile da dimenticare. Il corpo di Russo era riverso su di un fianco in una pozza di sangue, tra la sedia e la cassaforte di servizio, dietro la sua scrivania, dove per oltre dieci anni di servizio si era seduto. Il viso tirato, gli occhi cerchiati e gonfi di pianto, il maresciallo Campa non sembra darsi pace per una tragedia difficile anche solo da immaginare: «Non riesco a capire come sia potuta succedere una cosa del genere, mi sembra letteralmente inspiegabile. Franco per me era molto più di un collega, un grande amico, oltre che un punto di riferimento per tutti noi, sempre sereno e sorridente e molto impegnato anche nel sociale. Non riesco a cancellare dalla mente quelle terribili immagini». Un brav’uomo, serio e competente nel suo lavoro e all’apparenza molto tranquillo. Queste le parole che riecheggiano, come un mantra, tra le stanze della caserma della polizia municipale, tra i volti segnati dalla tristezza e dall’incredulità, nell’aria resa acre e pungente dalla varichina versata a cancellare, almeno in superficie, i segni della tragedia.

IL CARTELLO - Un cartello con la scritta «Ufficio chiuso al pubblico» campeggia sulla porta d’ingresso. Molti si fermano a chiedere informazioni e a trovare riscontro a quanto appreso in paese. Ancora ignote le cause che hanno spinto il comandante ad un simile gesto. L’unica certezza è una lettera che Russo ha lasciato sulla sua scrivania prima di togliersi la vita. La lettera è stata raccolta, assieme ad altri oggetti personali della vittima, dai carabinieri della Stazione di Cutrofiano. Secondo quanto si è appreso, nella missiva, lunga non più di sette o otto righe, l’uomo avrebbe salutato parenti e colleghi, chiedendo perdono per una scelta così tragica. I riscontri compiuti dai militari hanno stabilito che Francesco Russo oggi non avrebbe dovuto prendere servizio. Per questo motivo era uscito da casa molto presto ma non in divisa. Era sua abitudine, del resto, soprattutto quando doveva completare del lavoro in sospeso, recarsi ugualmente in ufficio. Nessuno sembra aver udito lo sparo.

PARLA IL SINDACO - Il Municipio, completamente deserto all’ora della morte, sorge, infatti, alla periferia di Cutrofiano, circondato da un lato dai campi dorati dalle spighe ormai mature e dall’altra parte della strada da un’autofficina (chiusa fino alle 8) e da un paio di abitazioni occupate da persone anziane. La gente in paese è letteralmente incredula. La notizia della morte di Russo ha lasciato tutti stupefatti. Un lutto che stride con le luminarie che già punteggiano le vie e le piazze del centro cittadino, che già si prepara alla festa patronale di Sant’Antonio, in programma il 13 giugno. Tutti ricordano Franco Russo come una persona tranquilla, legata alla famiglia e al lavoro, che non sembra aver mai lasciato trapelare segni di squilibrio o depressione. Un’opinione condivisa anche dal sindaco di Cutrofiano, Aldo Tarantini: «Per l’intera comunità è stato un autentico shock questa mattina apprendere della tragica morte di Russo. Non riusciamo a capire il perché di questo gesto. Io - prosegue il primo cittadino - l’ho sentito per l’ultima volta venerdì alle 13.30, in merito ad un’ordinanza che avremmo dovuto emanare. Niente di particolare comunque, normale amministrazione, e devo dire che mi è sembrato molto tranquillo come al solito. Anche per questo la sua morte mi appare davvero come inspiegabile».

Andrea Morrone
07 giugno 2010

 

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